Georges Perec e i libri

di Georges Perec
da Brevi note sull’arte e il modo di riordinare i propri libri

Immagine: creazione di Noella François e Blanche Bussiere

Ogni biblioteca risponde a un duplice bisogno, un bisogno che spesso è anche una duplice mania: quella di conservare certe cose (libri) e quella di riordinarle secondo certi criteri.

[Col termine biblioteca indico un insieme di libri formato da un lettore non professionista per suo piacere e uso quotidiano.]

… il problema delle biblioteche si rivela sempre un problema duplice: un problema di spazio, in primo luogo, e, in secondo luogo, un problema d’ordine.

Una biblioteca che non viene messa in ordine è una biblioteca che ingenera disordine.

Il disordine di una biblioteca non è di per sé una cosa grave; è della serie “in quale cassetto ho ficcato i calzini?”: siamo sempre convinti di sapere d’istinto dove abbiamo messo questo o quel libro; e anche se non lo sappiamo, basterà comunque ripercorrere rapidamente tutti gli scaffali.
A quest’apologia del disordine simpatico, si oppone la tentazione meschina della burocrazia individuale: una cosa per ogni posto e ogni posto alla sua cosa, e viceversa; tra queste due tensioni, una che privilegia il lasciar correre, la bonomia anarcoide, l’altra che esalta le virtù della tabula rasa, la freddezza efficiente
dell'”operazione gran riordino”, finiamo sempre per cercare di sistemare in qualche modo i nostri libri.

[…]
Per quel che mi riguarda all’incirca i tre quarti dei miei libri non sono mai stati veramente classificati. Quelli che non sono riposti in modo definitivamente provvisorio lo sono in modo provvisoriamente definitivo…
Nel frattempo li porto in giro da una stanza all’altra, da uno scaffale all’altro, da una pila all’altra, e mi capita di passare tre ore a cercare un libro senza trovarlo, scoprendone a volte, in compenso, altri sei o sette che fanno ugualmente alla bisogna.

[…]
Come tutti i bibliotecari borgesiani di Babele che cercano il libro che fornirà loro la chiave di tutti gli altri, oscilliamo tra l’illusione della compiutezza e la vertigine dell’inafferrabile.
In nome della compiutezza vogliamo credere che esista un ordine unico, in grado di farci accedere al sapere d’emblée; in nome dell’inafferrabile, vogliamo pensare che ordine e disordine siano due vocaboli identici usati per designare il caso.
Non è da escludere che siano entrambi miraggi, simulacri destinati a dissimulare l’usura dei libri e dei sistemi.
Fra un estremo e l’altro, comunque, non è male che le nostre librerie servano anche di tanto in tanto da pro-memoria, da poggia-gatto e da metti-tutto.

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