
John Swartzwelder, uno degli autori più celebrati della serie, racconta – a vent’anni di distanza – la sua esperienza nello staff che fu creato nel 1989.
brani tradotti liberamente
dall’intervista di Mike Sacks
The New Yorker, 2 maggio 2021
Illustrazione di Vanessa Saba, Getty
Uno degli autori più venerati della serie animata americana creata da Matt Groening fu assunto nel 1988 dal produttore Sam Simon che lo aveva notato per i suoi contributi su Army Man, una rivista di fumetti e brevissime battute surreali (prima aveva lavorato come pubblicitario e per la televisione).
Ebbe il primo incarico per un episodio, ma non c’erano i soldi per uno staff completo perciò entrò a far parte del gruppo alla fine del 1989. Swartzwelder, racconta che non fu facile metter su una squadra per il nuovo progetto, perché bisognava trovare persone molto brave ma che non potessero trovare lavoro altrove. Tuttavia Sam Simon riuscì a formare un gruppo molto valido. E grazie agli accordi presi dal produttore esecutivo con i dirigenti della Fox, questi non ricevevano in anticipo i copioni e non potevano partecipare alle letture preliminari, quindi il gruppo lavorava in piena autonomia. Lasciare “l’arte agli artisti” è un modo molto pericoloso di gestire un programma televisivo, ma funzionò bene e riempì le casse della Fox per trent’anni.
Insomma, fu qualcosa di speciale.

Con i suoi contenuti sovversivi, la serie è una delle poche che piace sia ai bambini che agli adulti, ma – ricorda Swartzwelder – gli autori non si rivolgevano né agli uni né agli altri: volevano divertirsi tra loro, erano loro il “pubblico”. Fortunatamente, si raggiunse anche l’altro obiettivo. E questo malgrado la satira non fosse quella tipica di questo genere.
Basti pensare a “The Itchy & Scratchy Show” (in italiano “Grattachecca & Fichetto”), il violento cartone animato in cui un gatto e un topo cercano di uccidersi a vicenda, in cui si potevano mostrare cose orrende ai bambini solo perché era seguitissimo da tutti i bambini di Springfield. Questa trovata suscitò l’indignazione dei critici, ma gli autori si dichiararono d’accordo sul fatto che non era roba da mostrare ai bambini, rispondendo che questa era stata esattamente la loro intenzione: comunicare che era sbagliato.

“Quando lavoravo lì – racconta Swartzwelder – si partiva dalla storia di un autore, poi si passavano due giorni nella sala di scrittura, e tutti davano il loro contributo alla sua costruzione. L’autore preparava una traccia, poi tutti insieme ci incontravano di nuovo per proporre modifiche, aggiunte e battute. L’autore preparava quindi la prima bozza di sceneggiatura e ci si riuniva ancora per un’ulteriore revisione. La sceneggiatura veniva riscritta dopo la rilettura e dopo la proiezione dell’animazione, con la possibilità di ulteriori cambiamenti durante la sessione di registrazione vera e propria e dopo il completamento dell’animazione. Potrei aver dimenticato qualche passaggio, ma se una storia sopravviveva a tutto questo significava che probabilmente era molto buona.”
“Scrivere le sceneggiature e montarle, malgrado non ci sia molto tempo per ogni fase, in realtà è molto divertente. La difficoltà dei Simpson è che ogni episodio richiede tra le sei e le otto settimane di lavorazione e bisogna occuparsi di dozzine di episodi contemporaneamente. È veramente sfiancante, o almeno lo era allora. Forse oggi è molto facile, ma i giovani autori di oggi non sanno cos’è il lavoro.”
“Ero continuamente concentrato. È l’unico modo in cui riesco a scrivere, ma avevo trovato un modo tutto mio di lavorare per facilitarmi le cose. Dato che scrivere è molto faticoso e riscrivere invece è più facile e divertente, scrivevo le mie sceneggiature dall’inizio alla fine fin da subito, il più velocemente possibile, inserendo battute di merda e modelli di dialogo. Il giorno dopo, trovavo tutto già scritto. Una schifezza, ma scritta: la parte più dura è fatta. A quel punto, tutto quello che mi resta d fare sono gli aggiustamenti”.
Swartzwelder ha lasciato I Simpson diciotto anni fa, ma il suo nome è ancora celebre tra gli autori della serie, tanto che uno dei migliori complimenti che si possa fare a un autore dei Simpson è che una battuta è “Swartzweldiana”: qualcosa che esce dal nulla, che nessun altro potrebbe aver scritto.
