
Il primo episodio dei Simpson andò in onda negli Stati Uniti il 17 dicembre 1989. In trent’anni hanno raccontato come pochi altri pregi e difetti della società statunitense, accompagnandone la storia con le loro storie.
da Il Post – Cultura, 17 dicembre 2019
Immagine: a sinistra, il primo schizzo di Matt Groening
L’origine dei Simpson
I Simpson nacquero nella sala di attesa di James L. Brooks, il produttore del Tracey Ullman Show, un programma televisivo a sketch che trasmetteva per lo più brevi scene umoristiche e che andava in onda sulla rete televisiva FOX. Brooks voleva intervallare alle scenette brevi corti di animazione e pensò che il fumettista Matt Groening potesse fare al caso suo. Groening, che all’epoca aveva poco più di trent’anni, si era fatto notare per il fumetto Life in Hell…
Visto che aveva già del materiale pronto, inizialmente Groening aveva pensato di crearne un adattamento per la televisione, ma scoprì che in questo modo avrebbe dovuto rinunciare a parte dei diritti sullo stesso, perdendo una creazione cui era molto affezionato, quindi in un primo momento declinò l’offerta di lavorare al programma televisivo. In seguito, gli fu chiesto se non avesse altri personaggi da proporre per i corti di animazione del Tracey Ullman Show, Groening disse di sì, anche se non aveva ancora idea di cosa potesse proporre.
E questo ci riporta alla sala di attesa di Brooks.
Secondo la versione raccontata più volte dallo stesso Groening, i Simpson nacquero in pochi minuti, mentre il fumettista attendeva di essere ricevuto da Brooks per presentargli la sua idea. Fu su una poltroncina della stanza di attesa che nacquero Homer, Marge, Lisa, Maggie e Bart, con nomi scelti tra quelli della stessa famiglia di Groening, a parte Bart al posto di Matt, ideato anagrammando la parola inglese “brat” (“moccioso”).
L’idea di una famiglia con molti difetti e lontana da quelle perfette di diverse serie televisive precedenti piacque a Brooks, che assegnò a Groening il compito di coordinare la produzione dei corti da inserire nel suo programma televisivo.

Matt
Dall’idea ai primi corti
L’animazione dei disegni di Groening fu affidata a Klasky-Csupo, una piccola casa di produzione nella quale lavorava anche David Silverman, che sarebbe diventato negli anni uno dei più famosi e celebrati registi dei Simpson, nonché il regista di I Simpson – Il film, unico lungometraggio tratto dalla serie e diffuso nei cinema nel 2007.
Gli animatori di Klasky-Csupo ebbero pochissimi giorni per animare i disegni di Groening e confezionare i primi sketch, i cui disegni erano molto abbozzati e animati con pochi fotogrammi, rendendo i movimenti dei personaggi a scatti. L’idea di colorare Homer e tutti gli altri di giallo, ciò che avrebbe reso i Simpson inconfondibili per sempre nella storia dei cartoni animati, venne al colorista Gyorgyi Peluce e fu approvata da Groening. Il giallo avrebbe cambiato diverse tonalità nel corso degli anni, ed è considerato quasi identico al Pantone 116 C.

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Da corto a serie tv
I primi corti dei Simpson furono trasmessi il 19 aprile del 1987 durante il Tracey Ullman Show e divennero i personaggi più apprezzati e conosciuti dal programma, tanto da creare qualche malumore tra gli autori dello show e quelli degli sketch animati, che ricevevano maggiori attenzioni.
Ma Brooks decise di sperimentare un formato diverso e si mise al lavoro per trasformare le storie di quella strana famiglia disfunzionale, ma in fondo legatissima, in una serie televisiva vera e propria. E così nacque un pezzo importante della storia televisiva degli ultimi 30 anni.
L’animazione dei disegni di Groening fu affidata a Klasky-Csupo, una piccola casa di produzione nella quale lavorava anche David Silverman, uno dei più famosi e celebrati registi dei Simpson, nonché di I Simpson – Il film, unico lungometraggio tratto dalla serie e diffuso nei cinema nel 2007. Il carico di lavoro per produrre un’intera serie era però enorme, quindi si decise di affidare buona parte dell’animazione ad AKOM, uno studio di animazione sudcoreano che negli anni avrebbe animato oltre 200 episodi dei Simpson.
I responsabili di FOX non tardarono a mostrare il loro nervosismo e le incertezze nei confronti della nuova serie televisiva: temevano che non potesse reggere mezz’ora consecutiva (intervalli pubblicitari compresi), e proposero che ogni episodio fosse costituito da storie diverse, una sorta di collage di sketch. I produttori dei Simpson, che oltre a Groening e Brooks comprendevano Sam Simon, convinsero FOX a produrre ugualmente 13 episodi dalla durata classica di una sitcom e ottennero piena autonomia nello sviluppo della serie.
Ancora oggi, gli accordi con FOX prevedono che i Simpson siano prodotti senza ingerenze da parte dell’emittente televisiva.
Primo di oltre 670
Il primo episodio dei Simpson andò in onda con lo speciale di Natale “Simpsons Roasting on an Open Fire” (“Un Natale da cani”), che fece negli Stati Uniti 13,4 milioni di ascolti, diventando il secondo show più visto nella storia di FOX fino ad allora. Negli anni, sarebbe diventato un classico di Natale e uno degli episodi più apprezzati dell’intera produzione dei Simpson.
[chi non ricorda il Piccolo aiutante di Babbo Natale? Vada retro!!!]
L’episodio, diretto da David Silverman, rispetto agli altri andati in onda in seguito, ma prodotti prima di questo, mostrava già alcuni miglioramenti nelle tecniche di animazione.
I membri della famiglia cedono spesso alle meschinità e dimostrano uno spiccato egoismo, ma nel corso di ogni episodio imparano qualcosa, che contribuisce a rendere più forte il loro legame e a conoscersi meglio. Quasi tutte le prime stagioni dei Simpson, seguono questo filone e non è un caso che comprendano gli episodi cui i fan sono più affezionati.
Nel primo episodio andato in onda c’era inoltre un altro elemento cardine dell’intera produzione dei Simpson: il citazionismo. A un certo punto c’è una parodia di una scena del film Goldfinger, mentre Bart fa riferimento a diversi altri personaggi dei cartoni animati come Charlie Brown, Peter Pan e i Puffi. C’è anche un riferimento a Batman. Nel corso degli anni, gli autori dei Simpson si sarebbero divertiti a inserire riferimenti di ogni tipo, al punto da poter affermare che in oltre 670 episodi della serie ci sia una quantità di citazioni tale da riassumere buona parte dei prodotti culturali del cinema, della radio, della musica e della televisione del Novecento, senza contare i riferimenti letterari che coprono ancora più secoli.

Ritratto di famiglia con il Piccolo aiutante di Babbo Natale
Senza sigla
L’episodio andò in onda privo della sigla che sarebbe diventata un elemento inconfondibile dei Simpson, con la famiglia che corre verso casa lasciando le varie occupazioni (scuola, lavoro) per piazzarsi davanti al televisore, unico vero focolare domestico. La sigla fu aggiunta a partire da “Bart, il genio”e riprende chiaramente quella dei Flintsones, con Homer che sente la sirena del fine turno alla centrale nucleare proprio come Fred Flintstones sente quella di chiusura della cava in cui lavora.
La gag della lavagna sulla quale Bart scrive decine di volte una stessa frase, per punizione nel doposcuola, fu introdotta fin dai primi episodi e sarebbe diventato un altro elemento inconfondibile della serie. Negli anni, Bart ha scritto di tutto, riflettendo a volte messaggi di natura politica e non solo che gli autori volevano trasmettere. Tra le tante e più assurde: “Chiappe.com non è il mio indirizzo email”, “Non intenterò cause legali frivole”, “Nessuno è interessato alla mia sciatica” e “Un rutto non è una risposta”.
Doppiaggio e adattamento
Nella versione italiana la gag della lavagna viene pronunciata con una voce fuoricampo dalla doppiatrice di Bart, in modo da evitare l’utilizzo dei sottotitoli. La serie dei Simpson ha moltissimi riferimenti culturali e giochi di parole, cosa che ha complicato non poco l’adattamento in italiano. I personaggi della famiglia hanno voci simili alla versione originale, a parte Homer con un’intonazione un po’ più bassa e tonta – più che infantile come quella di Castellaneta – resa per 23 stagioni dall’attore Tonino Accolla e poi da Massimo Lopez. Molti degli altri personaggi hanno invece accenti regionali, scelta degli adattatori italiani per rendere in qualche modo gli accenti delle varie parti degli Stati Uniti e di altri paesi anglosassoni nell’originale. Il giardiniere Willie ha accento scozzese in inglese e sardo in italiano, mentre il commissario Winchester ha un marcato accento napoletano.
Autori
A oggi, hanno scritto o co-scritto almeno un episodio dei Simpson 138 persone. L’autore più prolifico è John Swartzwelder, che ha scritto alcuni degli episodi più famosi e apprezzati, compreso “L’orsetto del cuore” (“Rosebud”), una mezza parodia del film Quarto potere di Orson Welles. Tra i molti autori ci fu anche Conan O’Brien, che sarebbe poi diventato un apprezzato conduttore di show della seconda serata negli Stati Uniti, unico autore ad apparire anche in un episodio come se stesso.
Approfondimenti sul doppiaggio in italiano:
Doppiatori VIP

😍
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Oggi è arrivato un “certo” pacchetto da Amazon… Per il momento sto leggendo dei racconti di Bontempelli. Metto in coda, se no mi si interrompono le sinapsi 😀
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Un grande classico, ancora rivoluzionario malgrado l’età.
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Uellà, come mai si può commentare adesso? 🤔😃
Comunque, tornando al topic, Homer cult assoluto e i Simpsons sono geniali nella loro satira e denuncia ❤️
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ahahahhaha
Meglio che “Ciucciami il calzino”, dai! 😉
Però la clinica della foresta nera la guardavo pure io, di tanto in tanto: ho visto di peggio, te l’assicuro! 😉
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Sono contenta che ti sia piaciuto. Io ho cominciato a guardarli quando mia figlia era piccola (madre degenere, quella si beccava le repliche pomeridiane estive del Circolo Pickquick, La clinica della foresta nera e Uccelli di rovo: mamma, ma quello è un prete!!!).
Poi, siccome io tendo a dire qualche parolaccia, come tutti i figli lei si distingueva per il corretto eloquio, ma fu una grande vittoria quando esclamò “Eccheccacchio” (cit., forse non testuale)
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Approfondimento davvero interessante, per un cult di chi è cresciuto (forse) guardandoli (anche se non assiduamente).
Grazie! 🙂
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