
Donne e uomini autentici, dentro le sue pagine, sinceramente costretti e confusi in una dimensione di tempo e di spazio sempre troppo rigida per non risultare inadeguata [l’articolo è stato scritto alla morte dello scrittore l’11 settembre 2022].
da un articolo di Maria Concetta Tringali
MicroMega, 12 settembre 2022
Immagine: MicroMega.
Era uscito a febbraio per Einaudi il suo ultimo lavoro, Tomás Nevinson, al quale MicroMega aveva dedicato un contributo poche settimane fa. Seguiva di pochi anni Berta Isla, altro romanzo dal respiro immenso.

A riguardarla adesso, quella produzione letteraria, ci si trova immediatamente invasi dalla perdita che annichilisce.
Il lutto è un grumo di sofferenza da elaborare, lasciar defluire, sciogliere, ciascuno lo sa bene. Quando non è sentimento perché non ci ferisce da troppo vicino è però, indubbiamente, emozione: una roba che ci si appiccica sulla pelle tutte le volte in cui a lasciare questo mondo è qualcuno cui dobbiamo qualcosa. A Marías dobbiamo molto, per la verità.
Con lui se ne va lo scrittore, il traduttore [traduttore!!! NdFA] e il giornalista, una penna che ha saputo creare suggestioni magiche che pur rimanendo al di fuori dagli schemi della narrazione classica diventavano però eterne, nel momento stesso in cui raggiungevano il lettore o la lettrice.
Un ritmo che incatena, una riga dopo l’altra, libri che seguono chi li sceglie e lo accompagnano fino all’ultima sillaba. E oltre.
Se ne va un visionario che ha saputo raccontare come pochi la profondità dell’animo umano: echi di vibrazioni irraggiano le sue pagine, come radiazioni che illuminano e oggi feriscono.
Marías si consacra uno tra i maggiori autori moderni. Come chi, nell’arte, ha saputo rendere la vita per ciò che più autenticamente è: una tragedia senza tempo. Scomodare Shakespeare è il meno che si possa fare: tutti i suoi romanzi in qualche misura lo evocano, ci trascinano e ci corrompono, ci fanno ragionare e ci interrogano.
A chi resta non può che avanzare un compito che è insieme privilegio: leggere (o rileggere) le sue preziose pagine. Tirare giù dagli scaffali, uno a uno, Un cuore così bianco [quello che sto leggendo io adesso, NdFA], Gli innamoramenti, Domani nella battaglia pensa a me, Tutte le anime, L’uomo sentimentale, la trilogia di Il tuo volto domani. E ritrovare, così, le donne di Marías, Berta tra tutte; quella che ci insegna che l’attesa non è per forza negarsi la vita, né sfuggirla; quella che pare dirci che il tavolo può essere ribaltato e quella vita affrontata, attraversata, fin dentro la cortina di nebbia che tutto sembra invadere.
A noi, in fondo non rimane che ripercorrere l’ambiguità dell’esistenza, la menzogna e la verità, il dovere e il piacere, il denaro e gli intrighi, la passione e la fermezza, la precarietà e la bellezza.
E restare abbacinati dai tremori, dalle paure e dal coraggio, dalla rassegnazione che cede il passo alla resistenza un momento prima della fine.
O un momento dopo.
Un cuore così bianco è un romanzo sull’amore e sulla morte e su ciò che non si dovrebbe dire e su ciò che non si vorrebbe sapere, strutturato con grande abilità, in cui tutti i personaggi, con i loro dubbi e la loro possibile intercambiabilità, trasmettono un senso di profonda inquietudine e lasciano nel lettore una sensazione di realtà ineffabile e scomoda, precaria, impossibile da definire e difficile da accettare. «Un cuore così bianco» è una citazione dal Macbeth. Lady Macbeth, saputo dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, gli si rivolge con queste parole: «Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore così bianco». E un cuore bianco lo possiede non chi è senza colpe, ma chi non è stato contagiato dalle parole e dalle colpe degli altri.
Con un’appendice inedita dell’autore.
dal sito dell’Editore Einaudi

Immagine: Henri Gervex, Rollo, 1878. Bordeaux, Musée des Beaux-Arts.
da anobii.com
Il titolo originale del libro, Corazòn tan blanco, è tratto dal Macbeth di Shakespeare, là dove il drammaturgo inglese fa pronunciare a Lady Macbeth, che ha appena appreso dell’assassinio del re Duncan da parte del marito, queste parole: “Le mie mani sono come le tue, ma ho vergogna di avere un cuore così bianco”
È questo, dunque, il fulcro intorno al quale si snoda tutta la vicenda. Il gioco delle apparenze, il confine sottile tra la colpa e la sua assenza, tra l’ispiratore del delitto e l’esecutore materiale dello stesso; un libro sul peso delle parole, le uniche in grado di dare consistenza e realtà ai fatti, che, altrimenti, rimarrebbero inerti sullo sfondo alla stregua di ciò che non è accaduto.
Impossibile descrivere la trama del romanzo, perché addirittura potrebbe dirsi che trama non c’è.
A parte l’inizio, denso di un episodio tragico e scioccante, di cui si verrà a capo solo nel penultimo capitolo, il libro si snoda per tutte e 316 le pagine attraverso i pensieri e le riflessioni del protagonista, Juan, interprete spagnolo in viaggio di nozze cui il padre, Franz, nel giorno del suo matrimonio, chiamatolo da parte, consiglia di tenere per sé gli eventuali segreti e non metterne al corrente la moglie.
Tutto il romanzo risulta… essere un viaggio verso la scoperta della verità, ammesso che questa sia realmente attingibile. Perché non è detto che, vivendo sotto lo stesso tetto o guardando il mondo dallo stesso cuscino, si sappia tutto l’uno dell’altro. È forse è meglio così. Forse è meglio non dire, ma anche non ascoltare, perché le orecchie, farà dire Marías al protagonista non hanno palpebre per ripararsi quando la verità è troppo dolorosa e può sovvertire il corso degli eventi.
Questo è anche un libro sul matrimonio, come spesso per questo autore, sulla famiglia e i suoi segreti, sul sospetto, sull’ambiguità e sul mistero; su quella zona d’ombra che esiste in ciascuno di noi e che non necessariamente va svelata. Perché un cuore così bianco non è quello dell’innocente, ma quello di chi dalla verità dei fatti non è stato contagiato per il semplice fatto di non averla conosciuta.
Un libro di parole e non di fatti questo, inadatto, dunque, a chi in nome del principio di realtà cerca una necessaria collocazione agli eventi. Perché in questa storia, come nella vita vera, molti rimarranno i coni d’ombra di cui, forse, è meglio non sapere.
Un cuore così bianco è consigliato, dunque, a chi, piuttosto che cercare risposte, preferisce continuare a porsi domande, pur sapendo che spesso rimarranno sospese.
di Donatella Schisa
da ilmondoincantatodeilibri.it
Einaudi Tascabili, Scrittori
Traduttore: P. Tommasinelli

Mi fa piacere che tu condivida l’apprezzamento per questo scrittore. Nel mio caso, invece, il libro che sto leggendo è il primo, ma ne ho ordinati altri due. Purtroppo la trilogia non è disponibile, almeno non tutta (c’è scritto anche sul sito di Einaudi), ma magari prima o poi…
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Cara Francesca, allora lo fai apposta a scegliere tutti gli scrittori che più amo? Marías è uno di questi e il vuoto che ha lasciato è stato difficile da superare. Non so se la sua scrittura sia veramente difficile, ricordo solo che ogni suo libro l’ho letteralmente divorato. Anche la sua famosa trilogia, quella sì un po’ ostica. L’ultimo non l’ho letto, mi fa male leggerlo e pensare che sia l’ultimo.
Grazie per questa condivisione.
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🙂
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Buona serata, cara Francesca!
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E sarà così anche per me! 😉
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Sai che anch’io a volte ultimamente faccio fatica a concentrarmi su letture impegnative???
A mia giustificazione dico che è colpa dell’età 😉😇
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Eh, sè, Covid più polmonite. Io l’ho conosciuto da poco. Trovo che abbia una scrittura faticosa (ma credo proprio di essermi rimbambita, perché in passato leggevo tomi assurdi), ma terribilmente interessante.
Il libro di cui ho aggiunto la scheda, in particolare, anche se non sono un’interprete né simultanea né consecutiva, presenta l’argomento in modo davvero appassionante 🙂
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Molto interessante!
Grazie per aver parlato di questo grande autore (una delle vittime del Covid)
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