Se

Fuad Rifka

Se noi fossimo pietre,
e se la terra fosse una caverna
che ci protegge da ogni migrazione,
se noi fossimo un’ostrica
dentro le alghe del mare! Ma
noi siamo, invece, una ferita,
e siamo dei torrenti
senza letto e foce,
siamo campane al transito del tempo.
Fossimo senza ricordi, come una roccia,
noi ci potremmo riposare,
ma siamo spazio, segno
e sopra l’orizzonte fumo e vento.


da Avanposto, RIVISTA DI POESIA

(via Alberto Iardella)

Immagine: Gerhard Richter, Paesaggio astratto, 1969, Collezione privata, Monaco di Baviera (part.)


Fuad Rifka, nato nel 1930 in un piccolo villaggio della Siria ed emigrato in gioventù a Beirut, per anni ha insegnato filosofia alla Lebanese American University. Profondo conoscitore della poesia tedesca, ha tradotto in arabo Goethe, Novalis, Hölderlin, Rilke, Trakl. È morto a Beirut nel 2011.

L’ultima parola sul pane (premio Mediterraneo 2008) è l’unico suo libro disponibile in traduzione italiana. Pubblicato per la prima volta dalle Edizioni del Leone nella traduzione di Piero Bruno, Adnan Haydar, Paolo Ruffilli e Aziz Shihab, e in seguito da AnimaMundi edizioni, con un pensiero di Tomaso Tiddia, tre ritratti fotografici di Dino Ignani, un testo critico di Paolo Ruffilli, un’intervista di Ottavio Rossani, e un ricordo di Rossana Abis, nella collana “Cantus firmus”, a cura di Franca Mancinelli e Rossana Abis.  «La poesia è come il pane: semplice e sacra. È un filo elettrico in grado di connetterci con l’infinito, con la natura, con l’anima del mondo», scrive Fuad Rifka.

22 pensieri riguardo “Se

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  1. Ma tu pensa! Un sacco di volte non ho approvato i commenti (ho la “moderazione” attiva) perché non sapevo chi li avesse scritti. Chissà come mai a volte si vede il tuo nome e altre, invece, risulti anonima (cosa che ogni tanto capita anche a me, eh…). Qualche volta mi sono pure lamentata, quindi mi scuso!

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